“Nessun marinaio consulta un libro per saper affrontare un oceano in tempesta, ma si lascia trasportare da quella voce interiore che conosce e interpreta i pericoli e sa prevedere la rotta, la migliore strategia”

 

La realtà che ci circonda è un oceano in tempesta. Essa si trasforma in costante accelerazione dando vita a dinamiche sempre più complesse, imprevedibili e dirompenti che si trasmettono ovunque in tempo reale. La sfida quotidiana è quella di cogliere il senso delle cose che è sempre più liquido quasi impalpabile, per non dire invisibile.

Questo stato incalzante di scollamento genera paura e un senso di SEPARAZIONE tra noi, il “nuovo” che ci accade addosso e coloro che ne fanno parte. Facendoci ispirare dal timore del nuovo e del diverso sviluppiamo comportamenti automatici di “fuga, attacco o congelamento”. Continuamente sottoposti a questo stress diamo forma alla realtà che emerge. Come specchio della frammentazione che viviamo al nostro interno così l’esterno ci appare frammentato e senza senso.

In cuor nostro sappiamo di essere parte integrante delle cause e degli effetti di questo scenario, ma spesso preferiamo incolpare qualcuno o qualcos’altro. La trappola in cui rischiamo di cadere è credere di poter creare il paradiso terrestre da soli emarginando tutto ciò che ci fa soffrire fuori da ipotetici cancelli. La verità, invece, è che i limiti degli altri, e dei sistemi sociali di cui facciamo parte, sono i nostri limiti, e che più ci separiamo da questa verità più ci allontaniamo da noi stessi e dalla possibilità di capire il senso che governa le cose.

Da questo punto di osservazione comprendiamo il limite raggiunto da questo approccio alla vita e le disfunzioni indesiderate che, via via, esso sta alimentando a dismisura. Qualche caso concreto, per es. il 40% dei lavoratori dipendenti nel mondo è insoddisfatto del proprio lavoro, l’85% dei ricambi generazionali e delle riorganizzazioni aziendali falliscono, la depressione è diventata la malattia più diffusa nel III millennio, nel 2010 il numero dei suicidi nel mondo ha superato quello delle vittime di tutte le guerre messe assieme e, dulcis in fundo, il modello evolutivo predominante sta provocando l’esaurimento della capacità del pianeta di tenerci in vita.

In pratica più re-agiamo attraverso comportamenti automatici più ci separiamo dal nostro potenziale creatore e creativo, più indeboliamo i nostri talenti innati, le nostre abilità sociali e sistemiche, in altre parole diventiamo sordi a quella voce interiore in grado di interpretare la complessità e prevedere la migliore strategia. Questa voce interiore è l’Intuizione.  Essa è una nostra abilità innata e può essere allenata come un muscolo per dar vita e forma al nostro migliore futuro possibile.

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